martedì 22 settembre 2015

Parola d'ordine? Sconfiggi il Drago! Come affrontare al meglio l'equinozio d'autunno 2015 con l'Angelica e la ricetta per un bagno purificante agli oli essenziali.


Carissimi amici, questa è una settimana con una fase solare e lunare molto particolare ed è necessario prepararsi  al meglio per affrontare questo momento di grande trasformazione, per veicolare le energie in circolo a nostro vantaggio.



 Mercoledì 23 inizia l’equinozio d’autunno, una della quattro feste dette cardinali. È un momento ricco di magia  in cui il buio e la luce si equivalgono, un periodo di passaggio che coincide e trova il suo culmine con i festeggiamenti per il San Michele (29 Settembre).  Per chiarire meglio… le quattro feste cardinali corrispondono  ai quattro momenti di transito in cui il sole attraversa i punti cardinali durante il suo percorso annuale lungo la fascia zodiacale. Le quattro feste cardinali corrispondono a Natale, Pasqua, San Giovanni e San Michele che sono periodi di grandi trasformazioni in cui le forze del Sole e della Luna possono incidere in modo determinante sugli uomini e la natura. Il 23 Settembre alle ore 10.21 il sole entra in Bilancia dando inizio ad un nuovo ciclo, quello autunnale. Inizia ora la rigenerazione invisibile: i frutti maturi si staccheranno dagli alberi, il mallo si separerà dal noce, il fogliame si staccherà dai rami e tutto sembrerà come morire, ma in realtà questo processo di separazione è fortemente necessario. Il morto si staccherà dal vivo, il puro dall’impuro. Durante questa silente metamorfosi “dalla morte alla vita” avverrà una purificazione della terra che si libererà dell’inutile per garantire la naturale trasformazione che, con l’autunno e poi l’inverno, dopo l’apparente morte, porterà alla nuova vita che ritornerà visibile solo con il prossimo ciclo primaverile. 
L’equinozio d’autunno è strettamente legato ai festeggiamenti del San Michele.  L’Arcangelo Michele rappresenta le forze dell’equilibrio, della giustizia, del discernimento tra il buono e il cattivo, ha lo scopo di liberare il bene e trasformare il male. La figura e la simbologia di Michele è legata ai cambiamenti che interessano l’uomo in questo processo di trasformazione che avviene in natura. L’Arcangelo assume il ruolo di purificatore della terra dagli esseri nocivi che hanno riversato in essa le loro forze distruttrici, forze che hanno preso la forma del mostro chiamato Drago o Serpente. Allo stesso modo l’uomo è chiamato a rispondere alla stessa lotta e la sua sopravvivenza, nel bene o nel male, dipenderà dalla sua capacità di discernimento. 
Come anticipato all’inizio di questo post, questa particolare fase solare è segnata anche da un altro avvenimento che interessa invece la sfera lunare. Il 24 settembre è anche l’undicesimo giorno di luna crescente in Acquario che invita alla meditazione, alla preghiera, al digiuno rituale, alla purificazione, al silenzio. Pertanto se uniamo il potere purificante di Michele agli influssi di questa undicesima luna crescente in acquario, abbiamo la possibilità di raccogliere tutte le energie utili ad affrontare la nostra personale lotta contro il Drago e, perché no, uscirne vincitori! È il momento giusto per dire addio al passato, tagliare i rami secchi, purificare il nostro corpo, aprirci al nuovo e raccogliere le energie necessarie per affrontare la separazione da tutto ciò che non vogliamo faccia più parte della nostra vita e, una volta purificati e rinnovati, abbracciare finalmente il cambiamento.
La domanda a questo punto nasce spontanea: cosa facciamo? Come ci prepariamo per affrontare il Drago? Per fortuna la risposta è altrettanto semplice: MEDITAZIONE E DISCERNIMENTO, SEPARAZIONE E PURIFICAZIONE, RACCOGLIMENTO E RIGENERAZIONE
  
Ecco di seguito, diviso in 5 semplici fasi, come affronteremo questo passaggio. Quanto illustrato sarà il da farsi a partire da mercoledì 23 fino a sabato 29, dall’equinozio autunnale al giorno di San Michele.

1-      Innanzitutto è importante l’atteggiamento mentale. Fin dal mattino, quando ci alziamo, prestiamo attenzione al respiro e al suo effetto vivificante. Apriamo le finestre ed effettuiamo un bel ricambio di aria. Quando ci laviamo, ringraziamo l’acqua per il suo effetto pulente e purificante, osserviamo come riesce a portar via ogni impurità, lasciandoci freschi e rigenerati. Evitiamo le discussioni sul posto di lavoro o in casa, alleggeriamo il nostro vocabolario e il numero di parole all’interno dei nostri discorsi, cerchiamo di togliere tutto ciò che è inutile e diventiamo asciutti, leggeri, a cominciare dai nostri pensieri.
2-      Durante questi giorni – da mercoledì 23, giornata dell’equinozio, a sabato 29 settembre che è San Michele – scegliamo di indossare fibre possibilmente naturali, prediligiamo i colori chiari, in generale quelli che ci fanno sentire rilassati e a nostro agio. Evitiamo il nero ed i colori troppo eccitanti che ci portano fuori, come per esempio il giallo. Il rosso, invece, è per eccellenza il colore dell’Arcangelo Michele,  il colore dell’equilibrio. Durante questo periodo si può decidere di portare un accessorio di colore rosso, come una sciarpa, una borsa, delle scarpe…o magari indossare un abito rosso proprio in occasione del sabato.
3-      Evitiamo alcol, fumo, eccitanti, bibite e cibi pesanti. Prediligiamo una dieta leggera, meglio se fosse liquida. Scegliamo l’acqua naturale al posto di quella frizzante, infusi e tisane depurative. Più avanti vi darò delle indicazioni e qualche ricetta da utilizzare per l’occasione. Una cara amica, strega pure lei, mi ha detto che è usanza preparare per il giorno di San Michele dei panini leggermente addolciti con una piccola aggiunta di uvetta; possiamo metterli in tavola dentro un cestino, messi accanto a dell'uva e qualche spiga di grano che sono i simboli della tradizione. In casa possiamo purificare gli ambienti accendendo qui e lì qualche cartina aromatica (quelle di Eritrea per esempio le trovo eccezionali), oppure lasciar bruciare qualche incenso (mi raccomando, che siano naturali), e accendendo qualche candela bianca.
4-      Prendiamoci del tempo per meditare. Dobbiamo fare chiarezza e raccogliere energia. Una meditazione silenziosa è quello che ci vuole, o una preghiera per chi lo preferisce. Cerchiamo di sentire il potere rigenerante del silenzio. Il silenzio non è vuoto, bensì intensità, chiarezza, è energia pulita: respiriamola. La nostra mente diventa sempre più lucida e noi ci sentiamo rigenerati. Concediamoci  sempre dalle meditazioni con un pensiero di gratitudine verso noi stessi, il nostro corpo e tutte le forze dell’universo.
5-      A questo punto non ci resta che combattere il Drago, e per farlo attenderemo la sera del 29, la notte di San Michele. Possiamo fare tutto attraverso una meditazione profonda, ma possiamo anche decidere di scrivere su un foglio tutto quello di cui ci vogliamo liberare: situazioni spiacevoli, preoccupazioni, dipendenze, persone nocive, rapporti sbagliati, un lavoro che non ci soddisfa, sentimenti e pensieri negativi, parole non dette ma che avremmo voluto dire, insomma, proprio tutto quello che vogliamo eliminare dalla nostra esistenza una volta e per tutte. Mentre scriviamo, o meditiamo, visualizziamo come queste situazioni ci abbandonano. Se decidiamo di scrivere, man mano che le trasferiamo dalla nostra vita al foglio, accompagniamole e osserviamole mentre ci lasciano per rimanere impresse solo sulla carta. Adesso prendiamo la nostra lista nera e bruciamola, lasciamo che tutto il male si consumi insieme al fumo: iniziamo il nostro rito di purificazione. Attenzione!! Non sto dicendo di dar fuoco alla casa, neanche di prendere qualcuno che vi sta antipatico e metterlo al rogo.  Sto dicendo, al massimo, di prendere quel foglietto sul quale avete scritto la vostra lista nera e strapparlo o magari bruciarlo, ma solo come semplice e innocuo atto liberatorio, per dare materia e corpo a ciò che potrebbe avvenire anche solo nella nostra testa e a livello più profondo, nel nostro cuore e nel nostro stomaco.  Un’altra raccomandazione: se nella nostra lista nera sono presenti delle persone, prima di bruciare il foglio o allontanarle anche solo con la meditazione, auguriamo loro ogni bene e chiediamo al fumo o all’universo di nasconderci dai loro sguardi in modo da tenerceli semplicemente lontani , ma che possano anche loro essere sempre felici. Non diamo spazio a nessun pensiero negativo. Se decidiamo di affrontare la purificazione con una meditazione, allora visualizziamo l’atto di lasciare andare quello che non vogliamo più, lasciamo semplicemente che scompaia dalla nostra mente.

Alla fine di tutto possiamo accendere una candela bianca e osservare come la sua fiamma, anche da sola, riesca a diradare l’oscurità. La fiamma e la sua luce diventa purificatrice e rischiara i nostri pensieri e tutto quanto intorno a noi, illumina il nostro cammino. Abbracciamo la luce. Siamo esseri nuovi, siamo pronti per accogliere il nuovo.


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L'Angelica, l'erba degli angeli per sconfiggere tutti i mali

Il nome di questa meravigliosa pianta appartenente alla famiglia delle ombrellifere è Angelica Archangelica.
Nel Medio Evo "angelico" significava anche salutare, pertanto questa erba fu detta Angelica, anzi, Arcangelica, per le sue innumerevoli virtù medicamentose; a lungo è stata utilizzata come rimedio specifico contro la peste. Nei paesi del nord europa si usava portare un rametto fiorito di angelica in processione per celebrare il ritorno del sole. È ritenuta infatti una pianta solare, piantata spesso intorno ai luoghi di culto perchè potesse essere di protezione contro le influenze nefaste e le opere oscure. Si tratta di un'erba spontanea e perenne, è molto grande e può raggiungere anche i due metri, bisogna fare molta attenzione a non scambiarla per la Cicuta. In Italia si può trovare in tutta la regione submontana, ma in molti paesi viene anche coltivata per diversi scopi, medicinali e alimentari. Tutta la pianta ha un forte sapore aromatico e balsamico, quando la si stropiccia tra le mani emana un gradevole odore. E' adoperata moltissimo nella preparazione di liquori e digestivi. Le sue proprietà, come già detto, sono innumerevoli: antisettiche, disintossicanti, purificanti, carminative, digestive, stomachiche, toniche. Nella tradizione, alla pari dell'Iperico, viene utilizzata anche come  antidepressivo, in modo particolare nella medicina spagirica che considera la pianta "portatrice di luce", quindi utile a risvegliare l'amore e la vitalità, ma non solo. Pare serva anche per combattere i momenti in cui ci sentiamo sovraccarichi, affaticati, spossati, provati nel profondo, con difficoltà a relazionarci con il mondo esterno e decisi a non voler entrare in contatto con nessuno. L'Angelica è un'erba molto generosa, funziona anche contro il rachitismo e l'isterismo.Ne esiste anche un'altra varietà, oltre l'Arcangelica, che viene definita Angelica Sylvestris ed è meno potente della prima, ma anch'essa indicata per la cura delle vie respiratorie, per liberare i polmoni dal catarro e purificare il corpo dai cibi malsani eventualmente ingeriti. (n.b. si sconsiglia l'assunzione dell' Angelica quando ci si espone al sole perchè, essendo una pianta molto fotosensibile, potrebbe darci qualche reazione; è vietato l'uso in gravidanza e allattamento).





Fatta questa premessa, possiamo provare a preparare un INFUSO A BASE DI ANGELICA 


tonico, digestivo e rilassante che potremmo consumare in questi giorni.

Su 10gr di radice precedentemente frantumata, versare un litro di acqua bollente e lasciare a riposare per 5 minuti e filtrare. Beviamo una tazzina di questa tisana dopo i pasti principali. 






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Ma non finisce qui, voglio lasciarvi con una ricetta per un BAGNO PURIFICANTE FaiDaTe



Nightime Rituals by Jack Vettriano
Ecco cosa serve.



Ingredienti:
- un sacchetto o un rettangolo di stoffa (anche un tovagliolo), da preferire un tessuto tipo cotone o lino;
-qualche foglia di salvia, di rosmarino, melissa e, se li avete, i fiori di lavanda, altrimenti potete sostituirli con un paio di gocce di olio essenziale;
-un bel pugno di sale grosso;

Procedimento:
-Lavorate nel mortaio il sale con le erbe, triturando e mischiando tutto per bene; se non avete il mortaio potete sminuzzare tutte le erbe sul tagliere e poi unirle al sale mescolando il tutto per bene.
-A questo punto, se non avete i fiori di lavanda, potete aggiungere al composto un paio di gocce di olio essenziale di lavanda.
-Mettete tutto il preparato nel vostro sacchetto oppure avvolgetelo con la stoffa e chiudendolo per bene.
-Se avete la vasca da bagno potete mettere in infusione il sacchetto dentro l'acqua calda e lasciarlo per qualche minuto prima di immergervi voi stessi; se avete la doccia potete appendere il sacchetto in modo tale che l'acqua possa filtrarvi e attraversarlo mentre vi state lavando; potete anche usare il sacchetto come fosse una piccola spugna, bagnandolo con l'acqua potete tamponarlo direttamente sulla pelle.



Un utile consiglio: se siete avvezze all'utilizzo degli oli essenziali per il bagno, potete provare a preparare la mistura che più vi aggrada, magari preferendo le essenze con i poteri più rilassanti e purificanti; essendo gli oli non idrosolubili ricordiamo sempre di provvedere alla loro preparazione in modo adeguato. Per farlo basta sciogliere le gocce dell'olio, o degli oli scelti, in uno o due cucchiai di aceto di mele o in un bicchiere di latte. Una volta che saranno ben miscelate, versate il composto ottenuto nella vasca da bagno direttamente nell'acqua calda.

A questo punto non mi resta che salutarvi amici miei, che siate streghette, stregoni o semplici curiosi. Vi auguro ogni bene e un buon San Michele!

Au revoir!

sabato 12 settembre 2015

Chi non muore si rivede...scherzi a parte, oggi vi propongo un rimedio al gelsomino per la cefalea!

Carissimi amici, vecchi e nuovi arrivati, ben ritrovati! Chi non muore si rivede...e per fortuna sono ancora viva e vegeta! Sono solo stata lontana dal web per un po', la vita di una strega è sempre piena d'imprevisti, ma oggi sono qui, più stregonesca che mai!
Mi son resa conto che in questi giorni, con il cambio di stagione, le cefalee sembrano essere sempre in agguato. Non starò qui ad annoiarvi spiegandovi che le cause scatenanti di una cefalea possono essere moltissime e ci sarebbe da indagare sulla vera origine di ogni sintomo per trovare la soluzione ad esso più indicato, ma per oggi posso proporvi un rimedio calmante a base di Gelsomino che potrà aiutarvi a lenire questo fastidioso disturbo.

Il Gelsomino è largamente utilizzato in erboristeria, in fitoterapia, omeopatia e anche a scopi alimentari. E' un arbusto spontaneo dalle caratteristiche interessanti: antispasmodico e antireumatico, ma ha anche un blando potere sedativo, con un effetto calmante e rilassante che agisce a livello cerebrale e psichico. Viene impiegato inoltre per la cura d'infezioni che riguardano l'apparato respiratorio e sembra sia utile anche per contrastare gli stati depressivi e l'irritabilità. Tempo fa ho letto che le vibrazioni del fiore di Gelsomino siano particolarmente utili a tutte quelle persone, povere loro, malate d'invidia e gelosia. I rimedi che si ottengono da questo generoso fiore aiutano coloro che hanno tendenza ad incolpare gli altri per le proprie disgrazie, rifiutando di accettare le proprie responsabilità: un rimedio ottenuto dal Gelsomino può contribuire positivamente a chi ha bisogno di guardare se stesso con sincerità e diventare consapevole dei propri comportamenti, senza rancori e risentimenti (potete approfondire l'argomento su Il linguaggio dei fiori di Giovanna Tolio). Aggiungerei, visto che la maggior parte di queste persone non è in stato tale da riconoscere in se stesso tali disturbi, posso suggerire, qualora vengano a farvi visita, di offrir loro lo stesso infuso che consiglio a voi oggi per il trattamento della cefalea: se non basterà a curare la loro invidia e\o malumore, potrete sempre sfruttarne il potere sedativo! Scherzo...ma anche no.



Infuso di Gelsomino
per la Cefalea


mettere in infusione in 
1 litro di acqua bollente
1,5 cucchiai da minestra di fiori di Gelsomino
per 10 minuti.
Filtrare e berne una scodella calda prima di andare a letto.




Come sempre vi ringrazio per essere passati di qui e auguro a tutti una buona notte e un arrivederci al prossimo post che, da oggi in avanti, salvo imprevisti, avranno una cadenza settimanale. Au revoir!

giovedì 19 marzo 2015

Preparato di spezie fini, dal manuale del Pellegrino Artusi

Cari lettori, oggi vorrei condividere con voi la preparazione di una mistura di spezie davvero speciale, un'altra meravigliosa ricetta che arriva dall'antico e originale manuale Artusiano e che darà un gran gusto ai nostri piatti.
Il nostro amico Pellegrino Artusi consiglia di non cambiare la mistura, di non aggiungere altre spezie e di usare solo della Cannella Regina, quella di Ceylan.

Eccovene la ricetta:
-noci moscate, n.2
-cannella di Ceylan, gr50
-pepe garofanato, gr20
-chiodi di garofano, gr20
-mandorle dolci, gr20

Pellegrino Artusi raccomanda di pestare tutto bene in un pestello di bronzo (io non ce l'ho ed ho usato il mio che è di pietra).
La mistura si conserva tranquillamente, anche per anni, dentro un contenitore di vetro, purchè ben chiuso e facendo attenzione che rimanga secco e non si inumidisca.
Questa sera lo proverò per arricchire una semplice pasta con un filino di olio crudo e parmigiano. So già che sarà un successo!

sabato 31 gennaio 2015

I giorni della merla e un dono dal passato. Il manuale del Pellegrino Artusi e la riabilitazione del senso del gusto. La ricetta della zuppa di zucca gialla direttamente dal manuale artusiano.

Altroquando, gennaio 2015
 Carissimi amici, ben ritrovati e siate tutti benvenuti!Questi ultimi giorni di gennaio sono particolarmente freddi: sarà davvero tutta colpa della merla? Le storie legate a questo periodo dell'anno sono tantissime, quasi tutte hanno come protagonista questo simpatico volatile che, in origine, si narra fosse bianco, divenuto nero in seguito, dopo essersi riposato nella canna di un camino caldo e fumante, per ripararsi dal freddo di gennaio. Ma questa non è l'unica versione della storia, ce ne sono molte, ci sono anche riferimenti ad una nobile signora di Caravaggio nominata de Merli che attraversò il Po per recarsi a Marito proprio durante questo periodo dell'anno in cui il il fiume era completamente ricoperto di ghiaccio.
Tutto questo per raccontarvi di una fredda giornata di fine gennaio qui ad Altroquando: rovistando tra gli scaffali in cerca di qualcosa di carino da leggere sul divano avvolta dalla mia coperta milletoppe, mi son lasciata prendere dai caratteri antichi e inconfondibili di una vecchia edizione che, non ho capito ancora come, ha finito per far capolino nella mia libreria. Trattasi di una edizione degli anni '70 de "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene - Manuale pratico per le famiglie compilato da Pellegrino Artusi", stampata da Giunti Bemporad Marzocco per la 95esima ristampa integrale e numerata. Non sapete che emozione sentire il profumo delle  vecchie pagine ingiallite che, molto probabilmente, sono state sfogliate da mia nonna prima di me, passando per la sua cucina e per altre mani ancora prima di questo giorno. 

La storia di questo libro è affascinante, lo stesso autore dice che rassomiglia alla storia della cenerentola. In prefazione difatti vi compare questa frase in apertura del racconto di tutti i rifiuti da Pellegrino Artusi ricevuti prima di trovare qualcuno che pubblicasse il suo prezioso manuale:

Vedi giudizio uman come spesso erra.

E difatti è stato proprio così. Questo testo storico ha ricevuto più rifiuti che lusinghe, da editori e amici dell'autore, eppure è un testo stampato e venduto ancora oggi, a distanza di più di un secolo. L'autore lo pubblicò per la prima volta nel 1910 a proprie spese, presso il tipografo Salvatore Landi, ma il pubblico premiò l'audacia del gastronomo italiano promuovendo il suo libro a capolavoro della cucina italiana e del servire a tavola. Pellegrino Artusi, riguardo le case editrici, ci scrive:
"[...] è bene a sapersi che gli editori generalmente non si curano più che tanto se un libro è buono o cattivo, utile o dannoso; per essi basta, onde poterlo smerciar facilmente, che porti in fronte un nome celebre o conosciutissimo, perché questo serva a dargli la spinta e sotto le ali del suo patrocinio possa far grandi voli".
Come dargli torto? Per fortuna però c'è anche qualche eccezione alla regola. Difatti, e per fortuna, il manuale di Artusi venne promosso su larga scala dalla Casa Editrice Bemporad (che poi divenne Giunti) e conosciuto così da un pubblico più ampio, diventando il capolavoro giunto fino ai giorni nostri.
Questo testo è eccezionale, scritto con eleganza e maestria, ma anche con un pizzico di ironia che non guasta. Non nascondo di essere stata completamente rapita da questa lettura fino all'ultima pagina, saltando da una ricetta all'altra, gustandomi una riga dopo l'altra: dall'indice degli ingredienti alle citazioni letterarie, dalle elaborate preparazioni ai proverbi della tradizione popolare. Questo testo, a mio avviso, è una vera opera d'arte. Voglio pertanto riportare una dedica del poeta Lorenzo Stecchetti indirizzata a Pellegrino Artusi e riportata nella presentazione di questa edizione:

"Il genere umano dura solo perché l'uomo ha l'istinto della conservazione e quello della riproduzione e sente vivissimo il bisogno di sodisfarvi. Alla sodisfazione di un bisogno va sempre unito un piacere e il piacere della conservazione si ha nel senso del gusto e quello della riproduzione nel senso del tatto. Se l'uomo non appetisse il cibo o non provasse stimoli sessuali, il genere umano finirebbe subito. Il gusto e il tatto sono quindi i sensi più necessari, anzi indispensabili alla vita dell'individuo e della specie. Gli altri aiutano soltanto e si può vivere ciechi e sordi, ma non senza l'attività funzionale degli organi del gusto. Come è dunque che nella scala dei sensi i due più necessari alla vita ed alla sua trasmissione sono reputati i più vili? Perchè quel che sodisfa gli altri sensi, pittura, musica, ecc., si dice arte, si ritiene cosa nobile, ed ignobile invece quel che sodisfa il gusto? Perché chi gode vedendo un bel quadro o sentendo una bella sinfonia è reputato superiore a chi gode mangiano un'eccellente vivanda? Ci sono dunque tali ineguaglianze anche tra i sensi che chi lavora ha una camicia e chi non lavora ne ha due? Deve essere pel tirannico regno che il cervello esercita ora su tutti gli organi del corpo. Al tempo di Menenio Agrippa dominava lo stomaco, ora non serve nemmeno più, o almeno serve male. Tra questi eccessivi lavoratori di cervello ce n'è uno che digerisca bene? Tutto è nervi, nevrosi, nevrastenia, e la statura, la circonferenza toracica, la forza di resistenza e di riproduzione calano ogni giorno in questa razza di saggi e di artisti pieni d'ingegno e di rachitide, di delicatezze e di glandule, che non si nutre, ma si eccita e si regge a forza di caffè, di alcool e di morfina. Perciò i sensi che si dirigono alla cerebrazione sono stimati più nobili di quelli che presiedono alla conservazione, e sarebbe ora di cassare questa ingiusta sentenza. O santa bicicletta che ci fa provare la gioia di un robusto appetito a dispetto dei decadenti e dei decaduti, sognanti la clorosi, la tabe e i gavoccioli dell'arte ideale! All'aria, all'aria libera e sana, a far rosso il sangue e forti i muscoli! Non vergogniamoci dunque di mangiare il meglio che si può e ridiamo il suo posto anche alla gastronomia. Infine anche il tiranno cervello ci guadagnerà, e questa società malata di nervi finirà per capire che, anche in arte, una discussione sul cucinare l'anguilla, val una dissertazione sul sorriso di Beatrice. Non si vive di solo pane, è vero; ci vuole anche il companatico; e l'arte di renderlo più economico, più sapido, più sano, lo dico e lo sostengo, è vera arte. Riabilitiamo il senso del gusto e non vergogniamoci di sodisfarlo onestamente, ma il meglio che si può, come ella ce ne dà i precetti".



Visto il freddo e il desiderio di dar subito ascolto alle esortazioni del poeta Stecchetti, mi vien voglia di fare una bella zucca, e non vedo alternativa migliore che prendere la ricetta dal manuale e prepararla così come lo fece il nostro Artusi più di cento anni fa.



Zuppa di zucca gialla 

(tratta dal manuale de "La Scienza e l'Arte del mangiar bene" di Pellegrino Artusi)


Zucca gialla, sbucciata e tagliata a fette sottili, un chilogrammo. Mettetela a cuocere con due ramaiuoli di brodo e poi passatela dallo staccio.
Fate al fuoco un intriso con grammi 60 di burro e due cucchiaiate di farina, e quando avrà preso il color biondo fermatelo col brodo; aggiungete la zucca passata e il resto del brodo che basti per sei persone. Poi versatelo bollente sopra a dadini di pane fritto e mandate la zuppa in tavola con parmigiano grattato a parte. Se farete questa zuppa a dovere e con brodo buono, potrà comparire su qualunque tavola ed avrà anche il merito di essere rinfrescante.





Cari amici, vi saluto, vi auguro buon appetito e un arrivederci al prossimo post!

mercoledì 26 novembre 2014

La cannella, balsamo per il cuore ed elisir di lunga vita. Storia, curiosità, ricette e creazioni - (2°parte)

“I profumi, i colori e i suoni si rispondono.” 
  (CHARLES PIERRE BAUDELAIRE)

Cari amici, oggi il clima qui ad Altroquando sembra propizio per ritrovarsi tra amici e gustare un bel tè o un vino caldo, leggendo qualche riga di Baudelaire come quella sopra citata. Approfitterei dell'occasione per continuare il nostro discorso dedicato alla cannella presentandovi, giusto appunto per l'occasione, la ricetta per un imbattibile vino scaldacuore.

Elisir d'amore

Ingredienti:
- 1 bottiglia di vino rosso (sceglierlo amabile, dolce, ma non frizzante, dall'aroma fruttato, meglio se piuttosto corposo);
-3 cucchiai colmi di miele;
-una mela liberata del torsolo e tagliata a fettine;
-3 stecchette di cannella;
- qualche scorza di un'arancia non trattata.

Si inizia versando la bottiglia di vino in una pentola abbastanza alta e con un bel fondo doppio. Poi si comincia con il versare il miele, la mela e la scorza di arancia con le stecche di cannella e si girano gli ingredienti tutti insieme facendo in modo che si amalgamino bene, pian piano e sempre nello stesso verso. Si mette tutto sul fuoco e si lascia cuocere finché non si raggiunge l'ebollizione. La tradizione vuole che si avvicini una fiamma alla superficie del vino perché questo prendi fuoco e l'alcol sia fatto evaporare. Questa operazione richiede attenzione, non appena la fiamma sarà vicina al vino, questo prenderà fuoco facilmente, ma le fiamme si spegneranno subito; farlo evitando di mandare in cenere qualcosa.
Solitamente lascio riposare il vino cotto al coperto per un'intera notte perchè prenda bene il sapore di tutti gli ingredienti. Al mattino lo filtro e lo conservo in una bottiglia di vetro. Questo vino è un vero elisir d'amore, scalda il cuore. Il miele, come la cannella, insieme alla mela e alla scorza di arancia,  hanno un fortissimo potere afrodisiaco. Mi piace servire il vino dentro dei calici doppi di vetro, dopo averlo scaldato fino a renderlo poco più che tiepido. Al centro del tavolo metto sempre una candela rossa e dei corbezzoli per decorazione. Il suo odore, il suo sapore, penetra nelle narici, ci scalda le labbra, la gola e il petto. A questo punto il gioco è fatto, basta questo a rendere accogliente l'atmosfera, che sia questo un incontro tra amici o un appuntamento tra due amanti. Se invitiamo a cena la persona che ci piace, non manchiamo di servire questa magica bevanda a fine pasto, magari accompagnando il vino caldo a della cioccolata a pezzi o al dessert prescelto a conclusione della cena. Nessuno rimane impassibile all'inebriante sapore di questo elisir d'amore.
Con la cannella possiamo realizzare anche  dei segnaposto, o unire le stecchette con dello spago intorno a qualche candela, farne delle decorazioni o dei sacchetti profumati da mettere nei cassetti e negli armadi.
Durante il periodo natalizio ne appendo qualcuna vicino all'albero, creo dei pendagli e mischio la cannella anche ad altre spezie per profumare gli ambienti.

La cannella è solitamente abbinata al dolce, ma la mia amica Rasha, nativa del Marocco, mi ha fatto assaggiare dei fagottini di pasta sfoglia ripieni di carne macinata, spolverati di zucchero a velo e cannella. Li ho trovati gustosissimi! Non ho mai chiesto a Rasha la ricetta, ma se riesco a rifarli, ne descriverò in un altro post la preparazione.
Per il momento, miei cari amici, vi saluto sorseggiando il nostro vino caldo e vi invito a ritornare per il prossimo appuntamento in cui parleremo dei festeggiamenti per il solstizio d'inverno. Au revoir!

                                                           






giovedì 20 novembre 2014

La cannella, balsamo per il cuore ed elisir di lunga vita. Storia, curiosità, ricette e creazioni.

Benvenuti amici, benvenuti ancora una volta nel mio boudoir. Questa sera parliamo di una spezia preziosa, 
la cannella, che di certo non dovrebbe mai mancare nell’erbario di una strega, ma in generale non dovrebbe mai mancare in nessuna cucina che si rispetti!

La cannella, o cinnamomum, è un albero sempreverde originario dello Sry Lanka. La sua è una storia millenaria, usata già dagli Egizi per le imbalsamazioni, ben nota in tutto il bacino del Mediterraneo, citata nella Bibbia, da Plinio e perfino nel ricettario di Re Riccado II d’Inghilterra (XIV sec.). E’ utilizzata da sempre nella medicina tradizionale Ayurvedica e Cinese per le sue innumerevoli proprietà benefiche. La qualità più pregiata è il “Cinnamomum  zeylanicum”, detta anche “cannella regina” o “cannella di Cylon”, proveniente dall’India orientale, di color nocciola con un aroma penetrante e delicato. L’altra qualità, la più economica, è  il “Cinnamomum  cassia”,  proveniente dalla Cina, di colore bruno rossiccio e dall’aroma più forte. La droga di questa pianta non si estrae dal frutto o dal seme, come nel caso di altre spezie da cucina, piuttosto si ricava dal fusto e dai ramoscelli che, liberati dal sughero che li avvolge, vengono lavorati fino a ricavarne le ben note stecche arrotolate, utilizzata tanto in cucina quanto per impieghi più creativi (candele, decorazioni, etc.).

Oggi la cannella è apprezzata nelle cucine di tutto il mondo per il suo particolare aroma, ma ancora più importante è forse il suo effetto medicamentoso sull’organismo: è tradizionalmente utilizzata come antisettico, antimicotico, per curare raffreddori, reumatismi, febbre, infezioni della pelle. Inoltre la spezia produce sul nostro organismo un effetto simile a quello dell’insulina, pertanto alcuni studi hanno dimostrato che può aiutare ad evitare l’accumulo di zuccheri nel sangue.  La cannella è una spezia dal potere riscaldante. E’ una spezia legata all’elemento fuoco, per questo è utilizzata spesso nella medicina orientale per tutti i problemi legati al “freddo”, compreso i “raffreddamenti” dello spirito e del cuore. A questa spezia viene riconosciuto anche un potere afrodisiaco, tanto che perfino Nostradamus la inserì tra gli ingredienti principali per la preparazione di un potente filtro d’’amore.  L’abbinamento della cannella con la mela, l’arancio e il miele, esalta in particolar modo questa caratteristica. L’olio essenziale è un forte stimolante del sistema nervoso, aiuta a combattere le paure, dona calore e passione, una sensazione di accoglienza, contrasta la depressione e l’impotenza, favorisce la creatività. Qualche goccia di questo prezioso olio, può essere utilizzato nella vasca da bagno per alleviare i dolori e i reumatismi. Si può mischiare all’olio di mandorle dolci per un massaggio riscaldante su tutto il corpo, stando però attenti a non eccedere nelle dosi: l’olio essenziale di cannella è molto forte e, si tratta di episodi molto rari, ma è bene ricordare che potrebbe provocare irritazioni sulla pelle, meglio pertanto fare una prova per testare la sensibilità della cute. 
Per la preparazione di un olio da massaggio alla cannella, si possono usare queste proporzioni: 1 bicchiere non troppo grande di olio di mandorle dolci, 10 gocce di olio essenziale di cannella (io aggiungo anche una goccia di olio essenziale di Rosa di Persia, o Rosa assoluta); mischiare senza agitare e lasciare riposare qualche giorno prima dell'utilizzo.Per rafforzarne il potere ed amplificare l'effetto dell'odore, si può usare uno scalda olio da massaggio prima di applicarlo sul corpo. 




L'elisir di lunga vita


Molti esperti ne consigliano il consumo di un cucchiaino al giorno per poter godere di tutte le meravigliose proprietà curative che la cannella esercita sul nostro organismo, ma come? Personalmente vi consiglio due ricette facili facili per consumare questa spezia come dolcificante per bevande, infusi caldi, o anche semplicemente da sciogliere sotto la  lingua a scopo curativo.


Cannella e miele. 
Sciogliere dieci cucchiai molto colmi di miele in un pentolino a bagno maria senza farlo cuocere, ma facendo solo in modo che diventi abbastanza fluido. Togliere il miele dal fuoco e mischiarlo con dieci cucchiaini di cannella in polvere, girare bene fino ad ottenere un composto omogeneo e denso. Si conserva il composto in un contenitore di vetro, in luogo fresco e asciutto. Si consuma in piccole dosi da un cucchiaino al giorno. Le caratteristiche del miele, miste a quelle della cannella, rendono questo composto particolarmente indicato per aiutare le difese immunitarie, ma anche per stimolare il metabolismo, contro la stanchezza, per mal di gola e raffreddori, per migliorare la digestione e per aumentare la libido (lo riscopriremo anche tra gli ingredienti del vino caldo). Un cucchiaio di questo composto, sciolto in un poco di acqua calda prima di andare a dormire, aiuta nei casi d'insonnia.




Cannella e zucchero
Si mette in un pestello dello zucchero grezzo di canna (circa cinque cucchiai), con due pezzi  non troppo grandi di cannella in stecche (andranno bene un paio di pezzi di circa 3 centimetri l'uno) e si inizia a pestarle bene fino ad ottenerne una polvere sottile. Se non si ha voglia di lavorare le stecche con il pestello si può utilizzare la cannella in polvere, la proporzione è la stessa che si usa per la preparazione del miele: un cucchiaino di cannella per ogni cucchiaio di zucchero. Si pestano insieme fino ad ottenere una mistura fine con le due parti ben miscelate tra loro. Il composto che si ottiene può essere utilizzato per il consumo giornaliero di un cucchiaino al giorno, usato per zuccherare bevande, caffè, infusi, te, latte caldo. Oppure si può usare per zuccherare delle mele cotte al forno o, ancora, da unire a della ricotta da spalmare sul pane caldo per una dolce e nutriente merenda. Un utilizzo più creativo potrebbe essere quello di mettere lo zucchero aromatizzato alla cannella in un barattolino di vetro e confezionarlo per farne dono agli amici. I barattolini di zucchero aromatico è una soluzione che è tanto di moda negli ultimi anni, sembra molto apprezzata anche in occasioni di matrimoni e feste, utilizzati come bomboniere, segnaposto e regali per gli ospiti. 





Panetti caldi al ricordo di cannella

Forse è l'inverno che ci rende tutti più romantici, forse è l'approssimarsi delle festività natalizie o solo un semplice desiderio di coccole, ma in questi giorni ho avvertito spesso il desiderio di abbandonarmi ai ricordi e rispolverare qualche vecchio album di foto. Proprio la scorsa settimana ho invitato alcuni amici a cena e mi è venuta l'idea di affidare alla cannella il compito di riportarci indietro nel tempo, accompagnati dal suo caldo e famigliare profumo. Per l'occasione ho preparato dei piccoli panetti da servire caldi, profumati alla cannella e con un leggero aroma di vaniglia. Ho lavorato il pane come faccio di solito: ho setacciato la farina e l'ho mischiata al lievito in polvere, ho poi unito la farina a dell'acqua tiepida. L'impasto deve risultare molto morbido. Le proporzioni che ho usato, ma questo dipende anche dal tipo di farina (per questi panetti ho scelto la n.0), sono 500gr di farina e circa 300 gr di acqua. Ho lavorato tutto dentro una coppa con un cucchiaio grande di legno. All'impasto ho aggiunto un pizzico di sale e di cannella in polvere, pochissimo aroma di vaniglia per dolci. Ho lasciato lievitare per la prima mezzora lasciando la coppa al chiuso avvolta in una coperta. Nel frattempo ho rivestito la teglia per la cottura con la carta oleata. Passato il tempo previsto ho impastato nuovamente il pane, l'ho diviso con il cucchiaio in tanti piccoli panetti grossi poco più di un pugno. Su ogni panetto ho messo tre piccole scaglie di cannella in stecca e li ho sistemati direttamente sulla teglia per la cottura lasciando abbastanza spazio tra un pezzo e l'altro. Ho coperto tutto con una coperta ed ho lasciato a lievitare tutta la notte. La mattina seguente ho acceso il forno a 220 gradi e vi ho cotto i panetti per circa 20/30 minuti. Li ho serviti con della bresaola, il contrasto con il salato li ha resi particolarmente appetibili.  Come contorno ho aggiunto dei broccoli bianchi scottati in padella con un pizzichino di olio e noce moscata. 


TO BE CONTINUED...



domenica 9 novembre 2014

La mela, frutto della conoscenza, invito all'amore o pomo della discordia? In conclusione anche la ricetta per una speciale torta di mele mandorlata: la"Torta dell'amor sacro e dell'amor profano".

Benvenuti amici lettori, benvenuti tutti! Oggi il mio salotto privato si apre al pubblico virtuale per la prima volta. Tra un sorso di tè, una chiacchiera e un dolcetto, tanto per aprire le danze, ho deciso di dedicare questo primo post ad un classico. 
Parleremo della simbologia legata alla mela, un frutto di origine asiatica che da sempre ha ispirato la fantasia dell'essere umano, tanto al punto da diventare il soggetto della mitologia e del folklore di moltissimi popoli fin da tempi immemorabili. Ma non solo...dove c'è una mela, c'è quasi sempre una strega!
Hesperiden - 1884 - München - Neue Pinakothek di Hans von Marées
Iniziamo per esempio dalla mitologia greca, parlando di "mela d'oro", il frutto che donava eterna giovinezza, proveniente dal giardino delle Esperidi, le figlie della notte, che proteggevano un albero dai pomi d'oro ai quali si attorcigliava, sempre a guardia dei prodigiosi frutti, il serpente Ladone dalle cento teste. Vi ricorda qualcosa? A me viene in mente il frutto proibito che Eva, tentata dal serpente, colse dall'albero della conoscenza commettendo il peccato originale. La mela d'oro era anche l'appellativo che veniva dato alle città conquistate durante il dominio dell'Impero Ottomano, quelle che divenivano l'oggetto di desiderio del sultano (lo furono Costantinopoli, Buda, Vienna). 
Parlando di conquiste, mi ritorna in mente la storia del "Giudizio di Paride", un mito che ci viene tramandato, ancora una volta, dalla mitologia greca, che poi fu anche una delle ragioni che scatenarono la guerra di Troia. Si racconta che, alla celebrazione delle nozze tra Teti e Peleo (genitori di Achille), Zeus decise di non invitare Eris, la dea della discordia. Colta dal risentimento, Eris decise di recarsi comunque alla festa e di gettare una mela d'oro con sopra la scritta "alla più bella". La mela divenne motivo di contesa tra le tre dee Afrodite, Era e Atena. Zeus, non sapendo che pesci pigliare, decise di sbolognare la faccenda al povero malcapitato Paride che, a detta di tutti, era il giovane più bello tra gli uomini. Quindi, all'uomo più bello venne affidato il compito di scegliere la dea più bella. Naturalmente le tre dee, in cambio del suo favore, promisero dei doni al giovane Paride: Atena promise successo in battaglia e contro ogni altro guerriero; Era promise ricchezza e potere; Afrodite, in cambio della mela, gli avrebbe concesso l'amore della donna più bella del mondo. Paride, che non era certo famoso per furbizia o intelletto, scelse Afrodite che,  per mantener fede alla promessa, lo aiutò a rapire Elena, moglie del re spartano Menelao. Fu così che Paride diede inizio alla guerra di Troia: tutto per una mela e per una donna.
Atalanta e Ippomenedipinto di Guido Reni. Museo di Capodimonte, Napoli
Non è per caso che, durante il racconto delle vicende di Paride, ho puntato l'attenzione sull'espressione "gettare una mela". Difatti, nella cultura Greca, gettare una mela era un chiaro invito all'amore, una dichiarazione esplicita che non ammetteva dubbi. Oltretutto la mela rappresentava anche la fecondità. Gli sposi infatti, durante la cerimonia, erano soliti compiere un gesto scaramantico: mangiare insieme una mela. Si pensava che questo gesto avrebbe favorito la fertilità di coppia.
La mela, simbolo di amore e femminilità, frutto della conoscenza, simbolo dell'anima immortale, di morte iniziatica, di fecondità e abbondanza, di trasmutazione e rinascita spirituale. La mela che, insieme al melograno, assumono importanza mistica per moltissime culture che condividono lo stesso mito se pur distanti tra loro, che sia per connotazione temporale o geografica.
A tal proposito voglio riportare questi versi tratti dal libro Le nebbie di Avalon, uno dei tre libri del ciclo di Avalon, scritto da Marion Zimmer Bradley:


Le Nebbie avvolsero, ancora, le terre… e lambirono le coste dell’Isola delle Mele… un tempo infinito trascorse senza luce sull’Isola Sacra, e sulle terre emerse.
Un giorno in cui la Dea ebbe pietà del dolore delle genti, un leggero soffio tiepido emise ed una brezza tornò a spirare, come alito di Primavera come battito del cuore di una Madre…

Lentamente le Nebbie si allontanarono e fu ancora alba e tramonto… e speranza… e Vita…sulle sponde dell’Isola Sacra di Avalon.

Avalon, in celtico abellio e che in bretone si dice aval, significa melo. Avalon era l'Isola delle Mele. Il melo per i celti era infatti considerato l'albero sacro per eccellenza, il suo frutto era il dono che gli dei concedevano agli uomini degni di considerazione e ai quali veniva concessa la loro benevolenza.
Per dovere di citazione, non posso non menzionare la mela di Guglielmo Tell, quella che, posta sulla testa del figlioletto, l'eroe svizzero dovette centrare con una freccia per aver salva la vita. Esistono tantissimi miti e leggende in cui la mela fa da protagonista, così tante da rendere impossibile l'idea di citarle tutte.
Vogliamo per esempio dimenticare la celeberrima mela di Biancaneve, la famosa favola dei fratelli Grimm?
Mi torna in mente, a proposito di streghe, di aver letto riguardo un incantesimo d'amore di origine germanica in cui l'oggetto del rito era proprio una mela. Sembra che per ottenere le attenzioni della persona desiderata bastasse rivolgere le proprie preghiere alla dea Idun, la dea delle mele sacre. Il rito consisteva nell'atto di prendere il frutto e tagliarlo a metà in senso orizzontale, in modo da vederne la sezione a stella con i semi. Poi bisognerebbe scrivere su un foglio il nome dell'amato/a, riporre il foglio al centro della mela, richiudere le due metà tenendole insieme con dei rametti di mirto. Mettere il tutto a seccare, all'aria o in un forno, alla fine avvolgere il risultato nelle foglie del mirto e metterlo dentro il guanciale della persona amata facendo in modo che non se ne accorga....e qui mi sorge un dubbio. Come può qualcuno non accorgersi di avere un pacchetto di mela e mirto dentro al cuscino e magari dormirci sopra? Per ovvi motivi non mi sento di consigliare di provare l'esperimento in alcun modo.
Al contrario, mi piace molto realizzare dei piccoli talismani profumati con le fettine di mele tagliate sottilissime e sempre in senso orizzontale in modo che sia visibile la stella. Una volta ottenuti questi deliziosi cerchietti,  li lascio seccare con foglie di felce, o verbena, o timo, all'aria oppure in forno. In base ai gusti si può esaltarne il profumo aggiungendo delle gocce di olio essenziale profumato.  Si possono anche utilizzare come decorazioni, si può farne segnalibri, chiudipacco, oppure usarle per abbellire l'albero di natale. A me piace prepararli in prossimità delle festività natalizie e uso in abbinamento l'olio essenziale di cannella che conferisce ai piccoli cerchi dorati un profumo caldo e speziato. Basta qualche goccia e la magia è fatta. Mi piace appenderli qui e lì in giro per casa e ne faccio decorazioni natalizie o li utilizzo per confezionare piccole creazioni da regalare agli amici. La cannella è legata all'elemento fuoco ed ha il potere di scaldare i cuori e creare un'atmosfera accogliente, diffonderne il profumo negli ambienti aiuta a far sentire le persone che si trovano con noi protette e al sicuro. La cannella ha anche un leggero potere afrodisiaco che esalta la simbologia della mela legata all'amore, è oltretutto un olio molto potente utilizzato anche dalla medicina ayurvedica e cinese, è un tonico del sistema nervoso e favorisce la creatività e a combattere le paure, la solitudine e la depressione. Attenzione nel maneggiarla, essendo molto forte può provocare irritazioni sulla pelle. Per usarla sulla pelle, magari come ingrediente in un olio da massaggio, bastano pochissime gocce da diluire in un bicchiere di olio di mandorle dolci. Approfondirò il discorso sulla cannella prossimamente in un altro post, è una spezia particolarmente generosa e merita altrettanta generosità e accuratezza nel parlarne. Magari vi dedicherò il prossimo post. Per il momento la lasceremo in sospeso per ritornare alle mele.

Dopo tutto questo gran parlare di miti e leggende direi che potremmo spostare la conversazione su un utilizzo della mela più casereccio! E' arrivato il momento di dedicarci alla ricetta della Torta di mele mandorlata o, come la chiamo io, la  torta dell'amor sacro e dell'amor profano.
Questo semplicissimo dolce è ottimo da preparare in occasione di un appuntamento autunnale con gli amici o per una persona speciale. Il suo potere è quello di coccolare e accogliere con semplicità qualcuno che ci sta a cuore. Mette di buon umore ed è impossibile resistere al suo delizioso sapore.



Iniziamo con l'occorrente:

  • tre mele (sono ottime le deliziose, ma vanno bene tutte tranne quelle verdi, purchè siano dolci e un poco mature)
  • 230g di zucchero
  • 250g di burro
  • 3 uova
  • 250g di farina
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • un pugno abbondante di mandorle sgusciate
  • due cucchiai di zucchero grezzo di canna
  • poco acqua
  • poco latte (solo se serve)
  • un pizzico di sale
  • uno stampo per torte (io utilizzo quello a ciambella)
Si prepara il forno lasciandolo a riscaldare bene a 180° così, quando avremo finito l'impasto, sarà pronto per la cottura.

Si inizia dividendo i rossi dai bianchi delle uova. In una grande ciotola mischiare lo zucchero con il burro ammorbidito e aggiungervi i rossi. Si mischia la farina al lievito e insieme si versano a pioggia nella ciotola cercando di mischiare evitando che si creino grumi. Mescolare con energia e sempre in un senso. Se l'impasto risultasse troppo duro o impossibile da lavorare, aggiungere appena una goccia di latte per ammorbidire, ma non esagerare, usarne pochissimo altrimenti si rischia di ammorbidirlo troppo. A parte si montano gli albumi a neve con un frustino, si incorporano al composto e si versa tutto nello stampo che avremmo precedentemente imburrato e cosparso con un poco di farina per evitare che durante la cottura il dolce si attacchi ai bordi. Si può anche optare per l'utilizzo della carta forno, io la evito perchè trattiene troppa umidità. Si inforna a 180° e si lascia cuocere per una bella mezzora.
Nel frattempo, nel pestello, mettiamo le mandorle sgusciate e iniziamo a triturarle bene fino a farne una granella grossolana, ci aggiungiamo anche lo zucchero e continuiamo a pestare bene amalgamando i due ingredienti. Quando abbiamo pronta la granella, aggiungiamo a questa circa mezzo bicchiere di acqua e mischiamo bene il tutto girando con un cucchiaio, come se lo dovessimo montare. Il composto dovrà essere abbastanza da coprire la superficie superiore della nostra torta di mele. Se necessario, aggiungere altra acqua. Passata la prima mezzora  il dolce dovrebbe essere quasi al termine di cottura ed ha già lievitato, pertanto possiamo aprire il forno e tirarlo fuori solo per cospargerne la superficie con la granella di mandorle acqua e zucchero grezzo di canna che abbiamo preparato. Rimettere in forno per altri dieci minuti e lasciare dorare la superficie perchè diventi un poco croccante.
A questo punto il dolce è pronto. Una volta freddato si potrà trasferirlo in un piatto di portata e offerto ai nostri ospiti speciali. Si può anche impiattare abbinato ad un cucchiaio di gelato alla vaniglia.
Questa ricetta è una variante sfiziosa alla classica torta di mela, la granella di mandorle la rende molto più appetitosa. La mandorla è tra l'altro un frutto prodigioso le cui proprietà sono esaltate in tutte le culture del mondo, la simbologia alla quale è legato è anch'essa molto affascinante. Con le mele si combinano perfettamente, questo duo godurioso ci conquista e ci soddisfa.
Pensando bene al significato sacro legato alla mandorla, e all'abbinamento con la mela, mi fa venir voglia di ribattezzare questa ricetta con il nome di torta dell'amore sacro e dell'amor profano.


Siamo così giunti alla fine del nostro primo incontro. Il boudoir chiude i battenti, ma solo per darci il tempo di preparare il prossimo articolo dedicato alla Cannella. Vi invito pertanto a tornare la prossima settimana! 

Au revoir!